Lenti: materiali e trattamenti
Guida alla scelta dei materiali per lenti
I Materiali.
Le lenti utilizzate nella realizzazione degli occhiali possono essere suddivise in due grandi categorie.
Da un lato ci sono i materiali vetrosi, i primi ad essere stati introdotti ed ancora utilizzati in particolari applicazioni. Dall’altro lato ci sono le resine sintetiche, cioè materiali plastici dati dalla fusione di sostanze appositamente scelte per ottenere particolari proprietà di leggerezza, sottigliezza e resistenza.
Il vetro
Questo materiale viene utilizzato per la realizzazione di lenti oftalmiche fin dal XV secolo. Un tempo scelto per la mancanza di alternative, oggi viene adottato per la sua incredibile durezza (resistenza ai graffi) e per la capacità di mantenersi pressochè inalterato nel tempo.
Purtroppo il peso (quasi il doppio rispetto alla resina) e la scarsa resistenza agli urti, ne stanno limitando fortemente l’uso. Se questo materiale può essere estremamente pericoloso alla guida, in quanto può frantumarsi in caso di incidente, è invece di grande aiuto per coloro che lavorano in ambienti molto sporchi e polverosi. Una lente in resina, infatti, si graffierebbe facilmente.
Esistono vari tipi di vetro (vetro Crown, vetro al titanio 1.7 o al lantanio 1.9), che si differenziano principalmente per sottigliezza (indice di rifrazione) e peso.

La resina sintetica
La resina, in tutte le sue diverse tipologie, rappresenta ormai la quasi totalità delle lenti vendute. Sono sempre di più le aziende che limitano le geometrie più avanzate ed innovative a questo tipo di materiale.
Tra tutti, il più diffuso è il CR39, un polimero ideato dalla Columbia Resins durante la seconda guerra mondiale con l’obiettivo di realizzare i parabrezza degli aerei militari americani.
Per le sue particolari proprietà di leggerezza, trasparenza e resistenza agli urti fu poi introdotto nel settore oftalmico. Diversamente dal vetro, le lenti in plastica non si rompono quando cadono, sono più sicure in caso di incidente e non rendono l’occhiale pesante al punto da scendere o dare fastidio.
Per contro, la loro particolare suscettibilità ai graffi ne riduce la durata.
Parimenti al vetro, anche la resina può essere proposta in diversi indici di rifrazione. Più alto è l’indice, maggiori saranno sottigliezza e leggerezza delle lenti. Per contro, i materiali in resina ad alto indice rendono la lente più sensibile agli shock termici e all’usura del tempo.

Il policarbonato

I Trattamenti.
I trattamenti per le lenti oftalmiche servono a migliorarne le proprietà meccaniche e ottiche, garantendo così resistenza, trasparenza e protezione.

INDURENTE (ANTIGRAFFIO)
Come accennato poco fa, le lenti in resina sono per loro natura più suscettibili ai graffi rispetto ad una lente in vetro. Lo scopo del trattamento indurente è proprio quello di rafforzare lo strato più esterno della lente, rendendolo resistente ai graffi superficiali. Ovviamente tale trattamento non rende la lente totalmente esente dal graffiarsi, ma di sicuro terrà lontane quella miriade di piccole rigature superficiali che offuschererebbero la visione. E’ per questo che una lente trattata antigraffio si mantiene meglio nel tempo.
Il trattamento può essere realizzato in vari modi:
– ad immersione: la lente viene immersa in un bagno di lacca. Lo spessore finale (4-6 micron) è determinato calibrando opportunamente la velocità e il tempo di immersione..
– a centrifugazione: sopra la lente viene appoggiata una goccia di lacca. La lente viene fatta ruotare e, per effetto della forza centrifuga, la goccia si spande uniformemente su tutta la superficie. Anche in questo caso, velocità e tempi di rotazione ne determinano lo spessore.

ANTIRIFLESSO
Ogni lente non trattata genera dei riflessi che sono fastidiosi sia per il portatore, che per chi lo guarda. Il trattamento antiriflesso aumenta la trasparenza della lente, migliorando visione e comfort.
Quando la luce tocca la superficie della lente, si divide in due fasci: il fascio più consistente è dato dalla luce che attraversa la lente fino ad arrivare al nostro occhio, permettendoci di vedere. C’è però un secondo fascio di luce che “rimbalza” sulla superficie della lente generando una serie di riflessi ed effetti luminosi. Questi si notano soprattutto quando siamo vicini a delle fonti luminose intense e poco diffuse.
Tale trattamento è quindi consigliato:
– se usi l’occhiale alla guida: i lampioni e i fari delle auto possono generare, specie alla sera, dei riflessi fastidiosi e abbaglianti
– se usi molto PC, smartphone o TV: l’emissione di un’intensa luce led riduce comfort e contrasto
– se nel luogo di lavoro ci sono illuminazioni forti, fastidiose e focalizzate
– nelle lenti ad elevato potere. Se da un lato il trattamento antiriflesso è necessario per mantenere una visione nitida e confortevole, bisogna essere consapevoli che nelle lenti ad alto indice il trattamento è meno stabile e duraturo.
– se per te l’occhiale deve essere anche bello! In un occhiale privo di trattamento chi ti guarda noterà molti riflessi sulle lenti, che renderanno meno visibili gli occhi e parte del volto. Questo “effetto vetrina” si nota soprattutto nelle fotografie.
Lo strato antiriflesso viene fatto aderire alla superficie esterna della lente attraverso la deposizione lenta di un vapore di ossidi metallici in una camera sottovuoto. Lo spessore dello strato è proporzionale al tempo di esposizione e alla temperatura utilizzata.
I trattamenti più economici sono costituiti da un unico strato, in grado quindi di eliminare solo una ristretta banda di radiazioni riflesse. Trattamenti di alta qualità (detti multistrato) sono costituiti invece da 5-7 livelli sovrapposti e sono in grado di eliminare percentuali molto alte di luce riflessa (attorno al 99%).

FILTRO LUCE BLU
Trattamento che rende la lente capace di schermare o riflettere buona parte della componente blu-viola dello spettro luminoso (415-455nm).
Si ritiene infatti che tali radiazioni luminose (molto presenti nei led che compongono gli schermi dei dispositivi elettronici) possano indurre affaticamento visivo e riduzione del contrasto e possano diventare un fattore di rischio per alcune patologie retiniche. C’è da dire, tuttavia, che gli studi clinici non hanno ancora del tutto chiarito l’effetto della luce blu-viola nei nostri occhi..
Attualmente questo trattamento è consigliato a coloro che passano molte ore di fronte a dispositivi digitali e che lamentano un senso di abbagliamento a fine giornata. Attenzione però: tale filtro non basta da solo a risolvere le sensazioni di pesantezza e affaticamento che a volte si provano rimanendo per ore davanti al PC! In questi casi è necessario un controllo approfondito per individuare la funzione visiva affaticata e agire così in modo mirato.

ANTIIMBRATTANTE
Trattamento che ha lo scopo di impedire che la lente si sporchi facilmente.
E’ un trattamento idrorepellente a base di fluoro: l’acqua, scivolando via con facilità, non ha il tempo di ristagnare sulla superficie depositandovi lo sporco. Rende le lenti molto facili da pulire e più resistenti all’acqua, al grasso e alle impronte digitali.

FOTOCROMATISMO
Trattamento che rende la lente capace di colorarsi proporzionalmente alla quantità di luce presente nell’ambiente. Queste lenti si presentano perfettamente trasparenti all’interno, mentre si scuriscono al contatto con la luce del sole.
Possiedono infatti delle molecole “fotosensibili” (naftoazine, fulgidi, pirani) che, colpite dalla luce UV, assumono una tonalità scura, colorando di conseguenza tutta la lente. La loro colorazione è tanto più forte, quanto più intensa è la quantità di luce che le colpisce. La gamma di colori che si possono ottenere è ormai molto vasta: dai classici marrone, verde e nero, fino alle colorazioni più particolari, come zaffiro, ametista, ambra e smeraldo.
I vantaggi di queste lenti sono indubbi: una protezione costante, senza la scomodità di dover sempre portare con sé anche l’occhiale da sole. Purtroppo, il tempo che le lenti impiegano per ritornare completamente chiare all’interno (un paio di minuti) le rendono esteticamente meno attraenti.

